Storia

Avevamo fissato un appuntamento per metà mattinata. Entrai nel ristorante e subito mi trovai di fronte ad una scena curiosa. Fabrizio era seduto ad un grande tavolo di legno nel suo impeccabile vestito spezzato. Scriveva su un taccuino dal sapore antico, completamente assorto. Il tavolo era ricolmo di cassette di legno contenenti vari tipi di verdure, fra cui spiccavano grandi carciofi che sembravano appena raccolti. Mi accolse con un sorriso ed una vigorosa stretta di mano; e mi accompagnò subito a visitare i locali del ristorante.

Non ero mai stato prima al Caminetto. Mentre passavamo di locale in locale, Fabrizio raccontò così tanti aneddoti e ricordò così tante storie che mi sembrava di essere tornato ragazzo. Rimasi affascinato dai modi spontanei, amichevoli, naturali, di questa persona per me nuova, ma che ora sentivo a pelle come fosse un amico di vecchia data. Rimasi affascinato dalle tante storie legate a questo ristorante e che legano la famiglia Santucci a questo ristorante.

"Adesso ti lascio lavorare.. fai come a casa tua". Con queste parole Fabrizio mi riportò alla realtà, allontanandosi nel lungo corridoio che collega le sale del ristorante. Rimasi alcuni minuti in silenzio, aggirandomi spaesato ed ammirato in quei locali di cui volevo cogliere anch'io l'essenza, l'anima. Poi, mi misi al lavoro. In oltre due ore, feci circa duecento scatti. Non doveva sfuggirmi niente; ogni angolo, ogni dettaglio di questo fascinoso ristorante doveva imprimersi nelle mie fotografie. E così è stato.

Mi fermai quindi a mangiare, mentre osservavo persone di ogni genere che entravano e prendevano posto al proprio tavolo. Il ristorante si riempì velocemente, sebbene fosse un qualunque giovedì di una fredda giornata invernale. Ebbi modo di osservarli, e mi divertii moltissimo. Famiglie, uomini di affari seri e ben vestiti con almeno tre cellulari, amici o amanti, gente di passaggio. Ognuno assorto nei propri discorsi, probabilmente inconsapevoli di tutta quella magia che quel posto mi aveva trasmesso, grazie ai racconti di Fabrizio. Avrei voluto dirglielo, avrei voluto far notare a tutti quanto bello e suggestivo potesse essere il fermarsi un attimo a godersi questo pezzo di storia, figlio di tante fatiche e capace di portare con sè tanti ricordi di vita.

Mangiai benissimo, anche se è superfluo dirlo. I piatti li scelse Fabrizio. Ricette tipiche romane. Portandomi il primo piatto, mi disse con un sorriso paterno: "il primo boccone.. chiudi gli occhi e gustatelo tutto. Damme retta". Finito il mio personale viaggio nei sapori di Roma, mi alzai e chiesi il conto. Ero in ritardo e dovevo scappare. Mentre aspettavo, lanciai alcuni ultimi sguardi al ristorante e alle persone che ancora erano ai loro tavoli. Sentii una mano appoggiarsi sulla mia spalla. Era Fabrizio: "Aò.. che vuoi pagà.. Tu sei uno di noi adesso.. questa è casa tua.. mò la strada la conosci.. e numme fà aspettà troppo a rivederte, eh?!!". Il solito sorriso, la solita vigorosa stretta di mano. Fabrizio Santucci, un Amico.

 

Un Fiorentino.